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20/03/2015 VATICANO

Papa: la pena di morte "è inammissibile", offende la dignità della vita e "contraddice il disegno di Dio"

Lettera di Francesco al presidente della Commissione internazionale contro la pena di morte. Per uno Stato di diritto essa "rappresenta una sconfitta, perché lo obbliga a uccidere in nome della giustizia" e "perde ogni legittimità" di fronte alla possibilità di errori giudiziari. Sì a una "una moratoria universale" delle esecuzioni, "in vista dell'abolizione della pena capitale". L'ergastolo "può essere considerato una pena di morte nascosta".

Città del Vaticano (AsiaNews) - Ai giorni nostri la pena di morte "è inammissibile, per grave che sia stato il delitto del condannato" in quanto "non rende giustizia alle vittime, ma incoraggia la vendetta" e "per uno Stato di diritto" essa "rappresenta una sconfitta, perché lo obbliga a uccidere in nome della giustizia". Papa Francesco è tornato oggi a ribadire in modo chiaro e argomentato il no della Chiesa alla pena di morte, "offesa alla inviolabilità della vita e alla dignità della persona umana, che contraddice il disegno di Dio sull'uomo e la società".

Papa Francesco, che già in passato si era espresso contro la pena capitale, questa volta ha messo per iscritto le sue considerazioni, contenute in una lettera consegnato, al presidente della Commissione internazionale contro la pena di morte, Federico Mayor, ricevuto questa mattina insieme a una delegazione della Commissione.

Nel documento il Papa esprime anche apprezzamento per l'impegno della Commissione per "una moratoria universale" delle esecuzioni, "in vista dell'abolizione della pena capitale".

Francesco torna anche a ripetere che "l'ergastolo, così come tutte la condanne che per la loro durata rendono impossibile per il condannato progettare un futuro, può essere considerato una pena di morte nascosta", perché non si priva la persona solo della sua libertà ma anche della speranza. Di ergastolo come una "pena di morte coperta" Francesco aveva parlato, ricorda la lettera di oggi, il 23 ottobre 2014, incontrando un gruppo di giuristi dell'Associazione penale internazionale. In quell'occasione ricordò che "già Giovanni Paolo II ha condannato la pena di morte", aggiungendo che, torna a scrivere, "tutti i cristiani e gli uomini di buona volontà sono dunque chiamati oggi o a lottare non solo per l'abolizione della pena di morte, legale o illegale che sia, e in tutte le sue forme, ma anche al fine di migliorare le condizioni carcerarie, nel rispetto della dignità umana delle persone private della libertà".

Gli Stati, prosegue il Papa, "possono uccidere" con la guerra, con il diritto penale o al di fuori del diritto, ma "la vita, specialmente quella umana, appartiene solo a Dio. Neppure l'omicida perde la sua dignità di persona e Dio stesso se ne fa garante". "Dio non punisce Caino con la morte, perché chiede il pentimento del peccatore e non la sua morte".

La pena di morte, inoltre, "perde ogni legittimità" di fronte alla possibilità di errori giudiziari, perché "la giustizia umana è imperfetta". E infine "con l'applicazione della pena capitale si elimina la possibilità del condannato di riparare, o cambiare il danno provocato, la possibilità di confessarsi", "la conversione, il pentimento e l'espiazione, per giungere all'incontro con l'amore misericordioso di Dio e la guarigione".

 

 






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