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22 Agosto 2017

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02/08/2017 INDIA

Jharkhand, nuova legge anti-conversione. Card. Toppo: Non esistono conversioni forzate

Proibite conversioni avvenute con la forza o dietro allettamenti materiali. Pene fino a tre anni di prigione e a 50mila rupie di multa; pene maggiori se si cerca di convertire giovani ragazze o donne tribali.  Negli ultimi 10 anni, nel Jharkhand la popolazione indù è cresciuta del 21%; i cristiani del 29,7%, i musulmani del 28,4%. Per i nazionalisti indù, vi sono “forze che cercando di distruggere la società indulgono nelle conversioni da tanto tempo”. Le critiche del partito vicino ai tribali. Sobria la risposta musulmana. Card. Toppo: Siamo gente libera. Nessuno può forzare un altro a convertirsi.

Ranchi (AsiaNews) - Il governo dello Jharkhand (nel nord-est del Paese) ha approvato ieri sera una legge che proibisce le conversioni forzate o per allettamenti materiali. Il portavoce del governo ha spiegato che “chiunque viola tale legge potrà essere condannato a tre anni di prigione e a 50mila rupie [oltre 600 euro] di multa, o entrambe”.

La legge prevede pene più gravi in caso di conversione forzata di ragazze minorenni e donne tribali (scheduled tribes). In tal caso il colpevole potrà essere condannato a quattro anni di carcere e/o ad una multa di 100mila rupie [oltre 1300 euro].

La legge, approvata dal governo, deve passare per l’approvazione del parlamento locale, verso l’8 agosto. Se passa, il Jharkhand sarà il settimo Stato in India che si dota di una legge contro le conversioni forzate o ottenute con mezzi subdoli. Tali leggi esistono già in Madhya Pradesh, Chhattisgarh, Odisha, Gujarat, Maharashtra e Himachal Pradesh.

Interrogato da AsiaNews, il card. Telesphore Toppo, arcivescovo di Ranchi e di etnia tribale, precisa: “Questa legge non è per proibire le conversioni, ma è contro le conversioni forzate. Le conversioni forzate non esistono. Noi siamo gente libera, con una volontà libera e una libera coscienza e intelligenza. Nessuno può forzare un altro a convertirsi”.

In precedenza, ad alcuni giornalisti, egli aveva espresso tristezza per la decisione del governo. “Per decenni, abbiamo tenuto molte scuole e collegi, cliniche e ospedali in tutto lo Stato, servendo i poveri, gli oppressi e gli abbandonati. Nessuna dei milioni di persone che abbiamo servito è stata mai spinta a convertirsi al cristianesimo”.

Sebbene la legge voglia prevenire solo le conversioni forzate o ottenute con metodi illeciti, i nazionalisti indù vedono con timore ogni tipo di conversione.  Secondo il Times of India, la decisione del governo del Jharkhand è venuta dopo la presentazione dei dati del censimento del 2011. Su una popolazione totale di 35 milioni di abitanti, il 27% è tribale; i cristiani sono il 4,3% e i musulmani il 14,53. I dati mostrano che negli ultimi 10 anni, la popolazione indù è cresciuta del 21%; i cristiani del 29,7%, i musulmani del 28,4%.

Secondo Deepak Prakash, segretario generale dello Stato, “gli ingenui tribali sono stati convertiti in larga scala o attraverso coercizione o corruzione. Il risultato è che la loro società si è distaccata dalle loro radici e tradizione. [Questa legge] è un buon passo per fermare le forze che sono coinvolte”.

Il portavoce del partito nazionalista indù (Bjp) Pratul Shahdev, aggiunge: “Forze che cercando di distruggere la società indulgono nelle conversioni da tanto tempo. È un bene che la legge preveda punizioni più pesanti per coloro che sono coinvolti nel convertire i dalit o i tribali”.

Il partito Jharkhand Mukti Morcha (Jmm), vicino ai tribali, ha condannato la mossa del governo. Il segretario generale del Jmm, Supriyo Bhattacharya, ha detto: “Le leggi esistenti sono sufficienti per prevenire ogni conversione forzata. Questa legge esprime un piano più sinistro: attraverso di essa il Bjp vuole creare la divisione nella comunità tribale”.

La comunità musulmana, timorosa forse di possibili tensioni, ha approvato la legge. Il loro capo, Maulana Qutubuddin Rizvi ha detto di essere sempre stato “a sostegno di una legge simile. Nessuno dovrebbe convertire gente innocente con la forza o con adescamenti”.

In ogni caso, molti tribali e dalit si convertono in modo spontaneo per sfuggire alla loro condizione di schiavitù e di emarginazione a cui sono sottoposti nella cultura indù.






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