29/08/2017, 10.43
YEMEN
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Vicario d’Arabia: in Yemen situazione 'tragica', intervenga la comunità internazionale

Decine di Ong chiedono al Consiglio Onu per i diritti umani una indagine “indipendente” sui crimini commessi dai fronti in lotta. È la peggiore “crisi umanitaria” del pianeta. Mons. Hinder: “Assuefazione alla tragedia, mancano informazioni dall’interno e non si scorge una via di uscita all’orizzonte”. 

 

Sana’a (AsiaNews) - Le parti coinvolte nel conflitto in Yemen “non hanno voluto sinora ascoltare le voci critiche” provenienti dall’esterno, continuando a perpetrare atrocità e violenze; tuttavia, “non vi è altra strada” che “esercitare pressioni” da parte della comunità internazionale perché “la situazione è tragica, peggiora ogni giorno e non si scorge una via di uscita all’orizzonte”. È quanto afferma ad AsiaNews mons. Paul Hinder, vicario apostolico dell’Arabia meridionale (Emirati Arabi Uniti, Oman e Yemen), commentando la situazione in Yemen, nazione araba martoriata da una guerra sanguinosa aggravata da carestie ed epidemie. “Vi è una sorta di assuefazione alla tragedia - aggiunge il prelato - e la mancanza di informazioni provenienti dall’interno non aiuta”. 

Questa mattina Human Rights Watch (Hrw) e altre 56 organizzazioni non governative, alcune delle quali attive nel Paese arabo, hanno lanciato un appello al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. È necessario, scrivono gli attivisti, aprire un’inchiesta “internazionale indipendente”, per “indagare” sugli abusi commessi dalle parti in lotta nello Yemen. Un Paese, aggiungono, da oltre due anni e mezzo in guerra e che deve affrontare “la peggior crisi umanitaria del pianeta”. 

Dal gennaio 2015 la nazione del Golfo è teatro di un sanguinoso conflitto interno che vede opposte la leadership sunnita dell’ex presidente Abedrabbo Mansour Hadi, sostenuta da Riyadh, e i ribelli sciiti Houthi, vicini all’Iran e agli Hezbollah libanesi. Nel marzo 2015 una coalizione araba a guida saudita ha promosso raid contro i ribelli, finiti nel mirino delle Nazioni Unite per le vittime [fra i civili] che hanno provocato. Tra questi vi sono anche bambini.

Fonti Onu parlano di oltre 8400 morti e 48mila feriti.

Su un totale di 28 milioni di abitanti, il conflitto ha inoltre lasciato fino a 18,8 milioni di persone bisognose di assistenza e di aiuti umanitari per poter sopravvivere. Di questi, almeno 7 milioni sono considerati sull’orlo della carestia; tra loro 2,3 milioni sono bambini “malnutriti” e di età inferiore ai cinque anni.

Oltre alle violenze della guerra, la popolazione civile deve affrontare anche carestia e malattie, fra cui la peggiore epidemia di colera al mondo; secondo fonti dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità), il numero complessivo di casi ha superato il mezzo milione.

In una lettera inviata alle nazioni appartenenti al Consiglio di sicurezza Onu, le Ong firmatarie chiedono la creazione di un organismo indipendente, al quale è affidato il compito di analizzare le “gravissime violazioni” al diritto internazionale e ai diritti umani. Attivisti e Ong lanciano accuse contro entrambi i fronti in lotta. I ribelli Houthi bombarderebbero i quartieri residenziali e cercherebbero di arruolare bambini-soldato; la coalizione araba a guida saudita mieterebbe decine di vittime nei raid aerei che, in più di un’occasione, hanno centrato abitazioni, scuole, ospedali e la popolazione civile. È giunto il momento di mettere fine “all’impunità, che è l’elemento centrale della guerra che si combatte nello Yemen”. 

Interpellato da AsiaNews, mons. Hinder giudica “importante questo appello” a prescindere dal “risultato finale” perché “non vi è altra strada che esercitare pressioni sugli attori coinvolti nel conflitto”. Il prelato si dice “preoccupato” perché sinora “nessuno ha voluto assumersi la responsabilità di risolvere la guerra, nessuno vuole perdere la faccia anche se cresce la consapevolezza che nessuno potrà vincere” sul piano militare. Per questo, aggiunge, “è sempre più importante trovare un modo per mettersi attorno a un tavolo e trovare un compromesso”. 

“A livello umanitario - prosegue mons. Hinder - la situazione è disastrosa. Vi sono persone e organismi e istituzioni, fra cui le suore, che operano in modo ammirevole [e anonimo] a favore della popolazione, ma sono interventi che non bastano per risolvere i problemi” nella loro complessità e portata. Inoltre, emerge sempre più una sorta di “assuefazione alla tragedia” cui si aggiunge il problema “della scarsità delle informazioni che arrivano dall’interno: tutto è messo in quarantena, perché nessuno vuole che la verità emerga davvero”. “Bisogna fare pressioni sui governi - conclude il prelato - e questo è un compito che spetta all’Onu e alle altre organizzazioni internazionali”.(DS)

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