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20 Gennaio 2018

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10/01/2018 CINA

Apple 'svende' a un’azienda cinese i dati su iCloud

Il passaggio avverrà il 28 febbraio e riguarderà solo gli utenti in Cina. Una compagnia di proprietà del governo del Guizhou avrà accesso ai dati. Il gigante tecnologico assicura il rispetto della privacy. Per Pechino un nuovo modo per controllare i cittadini e residenti in Cina.

Pechino (AsiaNews/Agenzie) – Dal 28 febbraio, i servizi di iCloud della Apple in Cina andranno in mano a un’azienda cinese. A confermarlo è la stessa azienda americana, che ha contattato i propri clienti cinesi per informarli chiedendo loro di esaminare i nuovi termini e condizioni. Fra le nuove clausole ne è prevista una che dà al gigante tecnologico e al marchio cinese l’accesso a tutti i dati salvati.

La Apple giustifica la mossa affermando di dover adeguarsi ai regolamenti del Paese, e che non avrà ripercussioni sulle utenze registrate fuori dalla Cina.

Un utente che preferisce l'anonimato afferma: "In pratica la Apple svende i dati dei suoi clienti cinesi, violando la loro privacy, pur di sfruttare il mercato cinese di internet. All'estero si mostra difensore dei diritti degli utenti, ma in Cina preferisce inchinarsi al potere".

Le attuali regole di sicurezza cibernetica risalgono al luglio dello scorso anno, e comprendono l’obbligo per le aziende che commerciano sul suolo cinese di salvare tutti i dati in Cina. L’azienda cinese in questione è la Guizhou on the cloud big data (Gcbd), di proprietà del governo provinciale a Guizhou, nel sud del Paese. Proprio qui, Apple ha aperto un centro dati del valore di un miliardo di dollari.

I clienti che non varranno avvalersi del servizio cloud gestito dalla Gcbd potranno cancellare il proprio account.

Dal canto suo, il gigante tecnologico afferma che la “partnership” con la Gcbd “migliorerà la velocità e l’affidabilità dei servizi iCloud”, e assicura che saranno mantenute la privacy e la sicurezza dei dati.

Secondo alcuni osservatori sui social media, questa mossa fornirà a Pechino un’ulteriore opportunità per sorvegliare i cittadini e residenti nel Paese. Di norma, i servizi iCloud vengono utilizzati per salvare fotografie e documenti.

Apple era già stata criticata per aver rimosso diversi Virtual private networks (Vpn) dalla sua App Store in Cina. Il software era utilizzato per aggirare la censura e le restrizioni sull’accesso a internet. Anche in quell’occasione, l’azienda aveva giustificato la decisione con la necessità di adeguarsi alle regole di Pechino. Il direttore esecutivo Tim Cook si era difeso affermando che “avrebbe preferito non” farlo, e che sperava che le restrizioni saranno “alleggerite” con il tempo”.






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