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21 Febbraio 2018

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10/02/2018 CINA-VATICANO

La Chiesa cinese si prepara a festeggiare i 60 anni delle ordinazioni episcopali ‘indipendenti’

La prima ordinazione “indipendente” è quella di mons. Bernardino Dong Guangqing, avvenuta nel 1958. Il direttore dell’Ufficio affari religiosi, Wang Zuoan ribadisce la politica della Chiesa indipendente e delle auto-nomine dei vescovi. La sinicizzazione e la sottomissione al Partito comunista. Un accordo Cina-Vaticano in marzo?

Pechino (AsiaNews) – “Camminare in modo inflessibile sulla strada dei principi della Chiesa indipendente e delle elezioni e ordinazioni autonome dei vescovi”: è quanto ha ribadito Wang Zuoan, direttore dell’Amministrazione statale per gli affari religiosi, visitando lo scorso 8 febbraio le due organizzazioni cattoliche nazionali nella capitale, l’Associazione patriottica (Ap) e il Consiglio dei vescovi cinesi (Cvc). Wang aveva sottolineato i principi di indipendenza e autonomia della Chiesa cinese durante e dopo il Congresso del Partito comunista tenutosi lo scorso ottobre.

Durante la visita di Wang, mons. Giuseppe Ma Yinglin, capo del Consiglio dei vescovi cinesi, ha rivelato che quest’anno l’Ap e il Cvc terranno un simposio per commemorare i 60 anni della “auto-elezioni e auto-ordinazione” dei vescovi. L’Ap e il Cvc, due organizzazioni volute dallo Stato, non sono riconosciute dal Vaticano. Ma Yinglin è uno dei sette vescovi illeciti che attendono di essere riconosciuti dalla Santa Sede.

La Cina ha iniziato a nominare e ordinare i suoi propri vescovi da quando la Santa Sede rifiutò l’approvazione per l’ordinazione di mons. Bernardino Dong Guangqing (1917-2007), minacciando di scomunicarlo prima della cerimonia di ordinazione, tenutasi il 13 aprile 1958. Solo dopo decenni la Santa Sede lo ha perdonato e lo ha riconosciuto.

Personalità ottimiste sullo sviluppo della Chiesa in Cina e sui suoi rapporti con lo Stato, pensano che il simposio non porterà necessariamente a una nuova serie di ordinazioni episcopali illecite, pur minacciate in passato da Wang Zuoan. In ogni caso, uno studioso della Cina, che ha chiesto l’anonimato, afferma che la Cina non cancellerà i suoi slogan di “indipendenza” a meno che non vada in porto l’accordo fra Pechino e la Santa Sede. Egli ha pure ricordato che la Nona Assemblea dei rappresentanti cattolici del 2016 si era conclusa “insistendo sul principio che una Chiesa indipendente è la fondazione di una Chiesa cinese”.

Fra le altre importanti prospettive di quest’anno emerse nella visita, mons. Ma Yinglin ha sottolineato l’attuazione di tre sistemi di democratizzazione dell’organizzazione della Chiesa secondo il tema del piano quinquennale di sviluppare una Chiesa cattolica “sinicizzata”, che implica la sottomissione al Partito comunista cinese. Il piano è stato descritto da Xi in ottobre e varato lo scorso dicembre.

Nelle notizie riportate sul sito dell’Ap non si spiega il senso di “tre sistemi di democratizzazione”. Alcuni cattolici cinesi affermano che l’organizzazione della Chiesa in modo “democratico” è un modo di controllare la sua vita attraverso la partecipazione di laici di ogni tipo, diluendo il peso e l’autorità gerarchica: in realtà – essi aggiungono – non vi è democrazia reale in Cina.

La visita di Wang Zuoan alle sedi centrali dell’Ap e del Cvc avviene a solo una settimana dal Capodanno cinese, che cade il 16 di febbraio.

Essa avviene anche sullo sfondo di notizie secondo cui la Santa Sede ha chiesto a due vescovi legittimi di Shantou e Mindong di farsi da parte per dare spazio a due vescovi illeciti, come richiesto dalla Cina.

Altre notizie, non confermate ufficialmente dal Vaticano, dicono che la Santa Sede sia pronta a concludere un accordo con il governo cinese per le nomine dei vescovi, in cui il papa dovrebbe avere “l’ultima parola”. L’accordo potrebbe vedere la luce nella prossima tornata dei negoziati, che si dovrebbero tenere a Roma dopo le feste del Capodanno cinese, che si concludono il 2 marzo.

 

Non si sa se i negoziati si terranno prima o dopo le “due sessioni” della Cina – gli appuntamenti annuali più importanti della politica di Pechino, l’Assemblea nazionale del popolo (Anp) e la Conferenza politica consultiva del popolo cinese (Cpcpc) -  che si tengono agli inizi di marzo. Le due sessioni di quest’anno sono il primo appuntamento importante dopo il 19mo Congresso nazionale del Partito comunista dell’ottobre scorso. Esse confermeranno i posti di governo che andranno ad assumere i vertici comunisti del Politburo.

Fino ad ora, Wang Yang è l’unico membro del Comitato permanente del Politburo ad essere stato nominato membro del Cpcpc, la cui lista è stata pubblicata a gennaio. Con ogni probabilità, Wang Yang sarà nominato presidente del Cpcpc. Lo scorso 6 febbraio, incontrando i leader delle organizzazioni religiose nazionali, egli ha sottolineato che le religioni “devono applicare in pieno le linee guida fondamentali del Partito per le attività religiose e aderire alla pista della sinicizzazione delle religioni”.

Alcuni media, citando fonti vaticane, affermano che la Santa Sede agogna un accordo, dato che non vorrebbe più che accadano ordinazioni episcopali illecite, non riuscendo ad immaginare cosa può succedere se la situazione diventa ancora peggio nei prossimi 10 o 20 anni.

Di contro, il card. Joseph Zen, vescovo emerito di Hong Kong, si è opposto all’accordo, giudicandolo cattivo, e dicendo che il Partito comunista cinese rispetta di rado gli accordi da esso firmati.






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