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18 Novembre 2017

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10/11/2017 VATICANO

Papa: un progresso 'effettivo e inclusivo' per un mondo senza armi atomiche

Francesco ricevendo i partecipanti al simposio su Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale ha parlato di uno scenario caratterizzata da “un clima instabile di conflittualità” e una corsa agli armamenti che “non conosce sosta”. “Le armi di distruzione di massa, in particolare quelle atomiche, altro non generano che un ingannevole senso di sicurezza e non possono costituire la base della pacifica convivenza fra i membri della famiglia umana, che deve invece ispirarsi ad un’etica di solidarietà”.

Città del Vaticano (AsiaNews) –Nell’attuale realtà internazionale, caratterizzata da “un clima instabile di conflittualità”, “la spirale della corsa agli armamenti non conosce sosta” e cresce il numero dei Paesi che hanno o aspirano ad avere armi nucleari, il Papa ha ribadito non solo che anche il semplice possesso delle armi atomiche è illegittimo, ma anche che un progresso “effettivo e inclusivo” può realizzare l’utopia di un mondo senza armi.

Francesco ricevendo i partecipanti al simposio internazionale dal titolo Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale, ha affermato che va rigettata “la cultura dello scarto”, si deve “avere cura delle persone e dei popoli che soffrono le più dolorose disuguaglianze” e si deve “integrare la dimensione individuale e quella sociale mediante il dispiegamento del principio di sussidiarietà, favorendo l’apporto di tutti come singoli e come gruppi. Bisogna infine promuovere l’umano nella sua unità inscindibile di anima e corpo, di contemplazione e di azione”.

Ai partecipanti all’incontro - 11 Premi Nobel per la Pace, vertici di ONU e NATO, diplomatici tra l’altro di Russia, Stati Uniti, Corea del Sud, Iran, nonché massimi esperti nel campo degli armamenti, esponenti delle fondazioni, organizzazioni e società civile impegnate attivamente sul tema e rappresentanti religiosi – il Papa ha innanzi tutto detto che “un fosco pessimismo potrebbe spingerci a ritenere che le ‘prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per un disarmo integrale’,  appaiano sempre più remote. È un dato di fatto che la spirale della corsa agli armamenti non conosce sosta e che i costi di ammodernamento e sviluppo delle armi, non solo nucleari, rappresentano una considerevole voce di spesa per le nazioni, al punto da dover mettere in secondo piano le priorità reali dell’umanità sofferente: la lotta contro la povertà, la promozione della pace, la realizzazione di progetti educativi, ecologici e sanitari e lo sviluppo dei diritti umani”.

Va condannato anche il possesso delle armi atomiche

“Vivo senso di inquietudine” provoca poi il pensiero delle “catastrofiche conseguenze” che potrebbe causare una esplosione, “anche accidentale” di un’arma nucleare. Pertanto “è da condannare con fermezza la minaccia del loro uso, nonché il loro stesso possesso, proprio perché la loro esistenza è funzionale a una logica di paura che non riguarda solo le parti in conflitto, ma l’intero genere umano. Le relazioni internazionali non possono essere dominate dalla forza militare, dalle intimidazioni reciproche, dall’ostentazione degli arsenali bellici”.

“Le armi di distruzione di massa, in particolare quelle atomiche, altro non generano che un ingannevole senso di sicurezza e non possono costituire la base della pacifica convivenza fra i membri della famiglia umana, che deve invece ispirarsi ad un’etica di solidarietà”.

Nel mondo, invece, “le tecnologie nucleari si diffondono ormai anche attraverso le comunicazioni telematiche e che gli strumenti di diritto internazionale non hanno impedito che nuovi Stati si aggiungessero alla cerchia dei possessori di armi atomiche. Si tratta di scenari angoscianti se si pensa alle sfide della geopolitica contemporanea come il terrorismo o i conflitti asimmetrici”.

“Eppure, un sano realismo non cessa di accendere sul nostro mondo disordinato le luci della speranza. Recentemente, ad esempio, attraverso una storica votazione in sede ONU, la maggior parte dei membri della comunità internazionale ha stabilito che le armi nucleari non sono solamente immorali ma devono anche considerarsi un illegittimo strumento di guerra. E’ stato così colmato un vuoto giuridico importante, giacché le armi chimiche, quelle biologiche, le mine antiuomo e le bombe a grappolo sono tutti armamenti espressamente proibiti attraverso convenzioni internazionali. Ancora più significativo è il fatto che questi risultati si debbano principalmente ad una ‘iniziativa umanitaria’ promossa da una valida alleanza tra società civile, Stati, organizzazioni internazionali, Chiese, accademie e gruppi di esperti. In tale contesto si colloca anche il documento che voi, insigniti del Premio Nobel per la pace, mi avete consegnato e per il quale esprimo il mio grato apprezzamento”.

Francesco ha infine ricordato che quest’anno ricorre il 50mo anniversario dell’enciclica Populorum progressio di Paolo VI. “Essa, sviluppando la visione cristiana della persona, ha posto in risalto la nozione di sviluppo umano integrale e l’ha proposta come nuovo nome della pace. In questo memorabile e attualissimo documento il Papa ha offerto la sintetica e felice formula per cui «lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo» (n. 14)”.

E “resta sempre valido il magistero di Giovanni XXIII, che ha indicato con chiarezza l’obiettivo di un disarmo integrale affermando: «L’arresto agli armamenti a scopi bellici, la loro effettiva riduzione, e, a maggior ragione, la loro eliminazione sono impossibili o quasi, se nello stesso tempo non si procedesse ad un disarmo integrale; se cioè non si smontano anche gli spiriti, adoprandosi sinceramente a dissolvere, in essi, la psicosi bellica» (Lett. enc. Pacem in terris, 11 aprile 1963, 61)”.

 






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