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30 Aprile 2017

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20/03/2017 TIBET-CINA

Prima immolazione tibetana del 2017: giovane 24enne si dà fuoco

La vittima, Pema Gyaltsen, era un agricoltore. La sua famiglia picchiata dalla polizia di Kardze. È la 147ma immolazione dal 2009. Ha gridato per il ritorno del Dalai Lama e per la libertà del Tibet.

Dharamshala (AsiaNews) – Per protesta contro il dominio cinese sul Tibet e per il ritorno del Dalai Lama, un giovane tibetano 24enne si è dato fuoco a Nyarong (provincia di Kham), vicino al monastero di Tsoka, nella regione cinese del Sichuan.

L’autoimmolazione è avvenuta due giorni fa alle 4 del pomeriggio. Essa è la prima del 2017 e la 147ma dal 2009, da quando è iniziato questo mortale tipo di contestazione.

Il giovane (v. foto) si chiamava Pema Gyaltsen, conosciuto fra gli amici e in famiglia come Pegyal ed era un agricoltore. Pema era il più grande di cinque figli; suo padre si chiama Wangyal e sua madre Yullha. Il giovane non aveva frequentato alcuna scuola ed era il sostegno della sua famiglia.

Non si conosce la sua sorte. Alcune fonti dicono che la polizia lo abbia subito preso e portato via in un ospedale a Chengdu (Sichuan) e sia vivo. Un’altra dice che il giovane sia morto per le ustioni. Al presente non si sa dove sia il suo corpo.

In un video che è girato sui social networks tibetani si vede la polizia cinese cacciare via gli astanti attorno al giovane e si sentono donne gridare. Una fonte dichiara a Rfa che “in serata circa 10 parenti di Pema Gyaltsen sono andati alla stazione di polizia della contea di Kardze” per visitarlo e avere sue notizie. Ma la polizia “li ha picchiati con forza e li ha imprigionati per l’intera notte costringendoli a stare in piedi”. Il giorno dopo, ieri, sono stati rilasciati. Alcuni di loro non riuscivano nemmeno a camminare per il pestaggio subito.

Secondo un’altra fonte, prima di darsi fuoco il giovane ha gridato per “il ritorno del Dalai Lama in Tibet e ha detto che nel Paese non c’è libertà”. Dall'esilio, il Dalai Lama ha spesso domandato ai giovani di preservare la loro vita, utilizzandola per una protesta più costruttiva e meno disperata.






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