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21 Febbraio 2018

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13/02/2018 SRI LANKA

Rajapaksa trionfa alle amministrative. Campanello d’allarme per il governo

Lo Sri Lanka People’s Front dell’ex presidente si aggiudica oltre 230 seggi su 341. Il partito del capo di Stato Sirisena guadagna appena l’8%. Chiesto lo scioglimento del Parlamento ed elezioni anticipate. La sconfitta “serva da lezione al governo, che deve mantenere le promesse”.

Colombo (AsiaNews) – Il partito dell’ex presidente Mahinda Rajapaksa ha trionfato alle elezioni amministrative locali. Le votazioni si sono svolte lo scorso 10 febbraio. Si tratta della prima tornata elettorale dal gennaio 2015, quando è stato eletto l’attuale capo di Stato Maithripala Sirisena. Fonti di AsiaNews ritengono che la clamorosa sconfitta lanci un campanello d’allarme al governo e lo richiami a mantenere le promesse disattese della campagna elettorale: prime tra tutte, la lotta alla corruzione e la riconciliazione nazionale, che rimane il più grave problema sociale dopo 30 anni di guerra civile tra esercito e ribelli delle Tigri Tamil.

Su un totale di 341 posti da rinnovare nei consigli municipali, urbani e provinciali, lo Sri Lanka Podujana Peramuna (“Sri Lanka People’s Front” nella dicitura inglese) di Rajapaksa si è aggiudicato oltre 230 posti (circa il 44,65%). Lo United National Party (Unp) del primo ministro Ranil Wickremesinghe si è piazzato al secondo posto con il 32,63% dei voti. Al terzo posto, lo Sri Lanka Freedom Party (Slfp) del presidente Sirisena con una percentuale dell’8,94.

Ieri diversi membri del governo hanno chiesto al presidente di rimuovere il premier e di sostituirlo con un altro esponente dell’Unp. Da parte sua, visto l’inaspettato successo, l’ex presidente Rajapaksa ha cavalcato il momento favorevole chiedendo lo scioglimento immediato del Parlamento nazionale e nuove elezioni generali.

Se dovesse arrivare a naturale scadenza, l’attuale legislatura terminerà nel 2020. Nel 2014 Sirisena si è distaccato dall’esecutivo di Rajapaksa, per il quale era ministro della Sanità e segretario generale della coalizione di governo United People's Freedom Alliance (Upfa). Nel 2015 egli ha vinto riuscendo a mettere in piedi una delicata allenza di centro-sinistra e centro-destra, con un unico denominatore: evitare il terzo mandato del dittatore vincitore della guerra contro i ribelli, ma accusato di corruzione e crimini di guerra.

Partali Champika, ministro dello sviluppo di Megapolis e occidente, ha dichiarato che “il voto dello Sri Lanka dimostra che la coalizione al governo non mantiene le promesse [decentralizzazione, lotta alla corruzione e allo strapotere dei militari, pace sociale – ndr] e deve fare le riforme. Un governo democratico deve sempre tenere conto del parere del popolo”. Secondo Anura Kumara Dissanayake, leader del Janatha Vimukthi Peramuna (Jvp) “il governo ha fallito perché non è stato in grado di portare la nazione fuori dalla trappola del debito e dal tumulto economico”.

Abitanti di Colombo ritengono che la disfatta rappresenti “una bella lezione per il governo, che non ha mantenuto le promesse della campagna elettorale. Oggi semina quel che ha raccolto. Il presidente e il premier devono imparare da questa sconfitta e lavorare sodo per i prossimi due anni, se vogliono un’altra vittoria nel 2020”.






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