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21 Febbraio 2018

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12/02/2018 MEDIO ORIENTE - USA - RUSSIA

Abu Mazen a Mosca in cerca del sostegno russo. Sale la tensione fra Israele e Iran

Il leader palestinese incontra Putin e tenta di rinsaldare l’alleanza con i russi, in vista dell’intervento al Consiglio di sicurezza Onu. Per la prima volta Trump critica Israele sugli insediamenti e il mancato accordo con i palestinesi. Drone iraniano sconfina in Israele, ma Teheran smentisce. I caccia israeliani colpiscono in Siria, ma perdono un mezzo. 

 

Gerusalemme (AsiaNews/Agenzie) - In un Medio oriente sempre più lacerato da guerre e divisioni, i leader regionali e mondiali muovono la diplomazia nel tentativo di rinsaldare (vecchie) alleanze e spegnere nuovi focolai di tensione. In questo contesto il presidente palestinese Mahmoud Abbas è volato oggi a Mosca in visita ufficiale, dove incontrerà l’omologo russo Vladimir Putin a sole due settimane di distanza dalla visita del leader israeliano Benjamin Netanyahu.

Il tentativo è quello di assicurarsi il sostegno del Cremlino, da contrapporre all’asse fra Israele e Stati Uniti. Un rapporto oggi più saldo che mai dopo il periodo di crisi con la precedente amministrazione guidata da Barack Obama e rafforzato dalla decisione del presidente Usa Donald Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e trasferire l'ambasciata.

Dalle dichiarazioni della Casa Bianca, i vertici dell’Autorità palestinese hanno tagliato ogni rapporto con gli Stati Uniti, ritenuti ormai un mediatore non più credibile nel contesto del conflitto israelo-palestinese. Da qui il tentativo di Abu Mazen di rilanciare i rapporti con la Russia, per avere un alleato di ferro anche in sede di Consiglio di sicurezza Onu dove, il prossimo 20 febbraio, è previsto un intervento proprio del presidente palestinese. 

Analisti ed esperti definiscono la visita di Abbas un tentativo di rafforzare il legame fra Mosca e i palestinesi, cercando di arginare gli effetti di un miglioramento dei rapporti fra Russia e Israele. L’incontro con Putin sarà un passo necessario a livello politico, ma gli effetti sul piano delle relazioni internazionali e degli equilibri nell’area mediorientale risulteranno pressoché irrisori. A gennaio il ministro russo degli Esteri Sergei Lavrov aveva definito “pari a zero” le possibilità di riallacciare negoziati diretti fra Israele e Palestina. 

In questo contesto di guerre verbali e alleanze fluide, il presidente Usa Donald Trump sembra prendere per la prima volta le distanze dalla leadership dello Stato ebraico. In una intervista l’inquilino della Casa Bianca ha detto di “non essere necessariamente sicuro” che Israele voglia davvero un accordo di pace con i palestinesi. In passato egli aveva accusato Abu Mazen e i suoi collaboratori di non voler negoziare la pace, astenendosi dal criticare le posizioni di Israele. 

Al contempo, il presidente Trump ha espresso preoccupazione per la politica di espansione degli insediamenti ebraici a Gerusalemme est e nei Territori occupati voluta (e rafforzata) da Netanyahu e dal suo governo. “Gli insediamenti - ha dichiarato il leader Usa - sono un qualcosa che complica, e molto, il processo di pace. Per questo ritengo che Israele dovrebbe fare attenzione”.

Intanto prosegue l’escalation di tensione anche sullo scacchiere siriano, dove il rischio di un confronto aperto fra Israele e Iran si fa sempre più concreto. Nel fine settimana Netanyahu ha affermato che il proprio Paese è pronto a difendersi “contro ogni attacco”, dopo aver lanciato quella che sembra essere l’operazione più importante degli ultimi decenni nello Stato arabo. “Abbiamo inflitto - ha aggiunto - una pesante perdita alle forze siriane e iraniane". 

Il riferimento è ai raid sferrati nei giorni scorsi in territorio siriano contro supposti obiettivi iraniani, in risposta allo sconfinamento in territorio israeliano di un drone della Repubblica islamica, decollato oltreconfine in Siria. Una accusa che Teheran ha subito respinto al mittente, smentendo il tentativo di spionaggio. In una dichiarazione congiunta Iran, Russia ed Hezbollah (il movimento sciita libanese) hanno negato la violazione dello spazio aereo e accusato Israele di aver mentito per “giustificare” le operazioni in Siria. 

Nel corso dell’offensiva militare di Israele in Siria del 10 febbraio si è verificato anche l’abbattimento di un caccia F-16 con la Stella di David - il primo a cadere dalla guerra con il Libano nel 2006 - da parte della contraerea siriana. I due piloti a bordo del jet sono riusciti a lanciarsi col paracadute. Secondo quanto riferisce il portavoce militare israeliano uno dei due è in gravi condizioni ed è stato trasportato in ospedale. (DS)






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