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17/05/2017 UZBEKISTAN

Attivisti ricordano la strage di Andijan. Per la prima volta in 12 anni la polizia non interviene

Il 13 maggio 2005 morirono almeno 700 persone. Il governo li dichiarò terroristi armati, perseguitando i testimoni negli anni successivi. Ogni anno, alla commemorazione, la polizia tratteneva i partecipanti. Un segnale di apertura del nuovo presidente Shavkat Mirzyaev.

Tashkent (AsiaNews/Fergana) – Gli attivisti di Human Rights Alliance dell’Uzbekistan (Pau) hanno tenuto la tradizionale dimostrazione in memoria delle centinaia di cittadini di Andijan uccisi in una sparatoria il 13 maggio del 2005. La manifestazione si è tenuta ai piedi del monumento al “Coraggio” lo scorso 13 maggio.

Il 13 maggio 2005 una manifestazione di massa esplose nella città orientale di Andijan, raccogliendo le tensioni dovute alla crescente povertà e alla repressione del governo. Secondo le fonti ufficiali, i manifestanti avevano attaccato armati gli edifici governativi e la prigione. Le truppe uzbeke sono intervenute a sedare la rivolta, provocando 187 morti. Gli attivisti contestarono questa versione, affermando che si sarebbe trattato di almeno 700 morti, molti manifestanti pacifici, inclusi donne e bambini, e addirittura persone di passaggio. A seguito, almeno 358 persone furono condannate a lunghe pene detentive con sentenze “segrete”, che attivisti e familiari non hanno mai potuto leggere.

Con sorpresa dei partecipanti, quest’anno il Ministero degli Affari interni e il Servizio di sicurezza nazionale (Snb) non sono intervenuti a interrompere la commemorazione. La manifestazione si è svolta senza interruzioni: gli attivisti hanno depositato fiori e giocattoli ai piedi del monumento, mostrando striscioni di denuncia contro i “crimini di guerra”.

La manifestazione di quest’anno è stata organizzata da Elena Urlaeva, leader del Pau che in passato  aveva denunciato di aver subito abusi da parte della polizia.

Gli anni precedenti la polizia e il Snb avevano trattenuto i manifestanti, poi condannati a multe severe dalle corti di Tashkent. La polizia era intervenuta anche quando gli attivisti non tenevano in mano cartelli, ma solo fiori e giocattoli di bambini. Potenziali partecipanti venivano bloccati nelle loro abitazioni alle prime ore del mattino del 13 maggio. Ancora nel 2008, alcune Ong avevano denunciato la persecuzione dei testimoni.

La scelta del luogo per il memoriale annuale non è casuale. Il monumento al “Coraggio” fu eretto il 20 maggio 1970 in memoria del devastante terremoto a Tashkent nel 1966. Per Urlaeva, il “monumento è connesso in maniera diretta con il coraggio del popolo uzbeko” ed è la “materializzazione dell’eroismo dei residenti di Andijan, che non hanno avuto paura di protestare contro la violazione dei loro diritti e per questo gli hanno sparato senza pietà”.

Le autorità uzbeke e i media preferiscono non ricordare la tragedia di Andijan. Neanche la visita del Commissario per i diritti umani delle Nazioni unite Zeid Ra’ad Al Hussein ha contribuito alla menzione dell’evento nei mass media dell’Uzbekistan. Il Commissario Onu, scrivendo della sua visita fra il 10 e 12 maggio ha sostenuto che le autorità uzbeke dovrebbero “fare i conti con gli eventi del passato e assicurare che le vittime non siano dimenticate e le loro sofferenze affrontate”.

Da quando è entrato in carica a inizio dicembre il Presidente uzbeko Shavkat Mirzyaev il Paese ha mosso dei passi in una direzione “più tollerante” con la liberazione di attivisti e giornalisti. La stessa visita del Commissario Onu è segnale di cambiamento: dal 2005 il Paese si rifiutava di collaborare con gli organi Onu per i diritti umani. 






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