05/07/2004, 00.00
INDONESIA
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Chiuse le urne per le presidenziali, restano i problemi di sempre

di Mathias Hariyadi

A chiunque sarà eletto, personalità cristiane e musulmane chiedono democrazia, giustizia e prosperità.

Jakarta (AsiaNews) – La grande questione delle elezioni presidenziali indonesiane, che oggi hanno chiuso i seggi, non è chi sarà il candidato vincitore, ma se il nuovo presidente garantirà al Paese la giustizia sociale, la prosperità, l'applicazione di legge, il miglioramento della situazione economica e la libertà di espressione, promuovendo le riforme politiche ed economiche.

E' l'opinione comune di esponenti religiosi cristiani e musulmani, sono le questioni che si troverà di fronte il candidato eletto e che emergono nell'analisi fatta dal corrispondente di AsiaNews in Indonesia sulla situazione e le prospettive del post-elezioni.

In lizza ci sono la presidente uscente Megawati Sukarnoputri - la figlia del fondatore del Paese Sukarno che ha però deluso le aspettative di molti indonesiani - e altri quattro candidati, tra cui due ex generali, Wiranto – accusato di crimini contro l'umanità per il genocidio di Timor Est - e Susilo Yudhoyono, che appare favorito dai sondaggi. Durante le elezioni legislative dello scorso aprile, si sono evidenziati due fenomeni: la "politica dei soldi" e la possibilità che un candidato presidenziale con un background negativo possa vincere le elezioni presidenziali. Questo ci spinge a riflettere sull'importanza di proseguire sulla via delle riforme politiche ed economiche, dalla caduta di Suharto nel maggio 1998, seguita dalla presidenza di BJ Habibie, Abdurrahman Wahid e ora di Megawati Sukarnoputri, che non sono ancora riusciti a realizzare il programma politico-economico richiesto con forza dagli studenti nel 1998.

La maggiore urgenza sollevata da importanti personalità del Paese è dunque proseguire sulla via delle riforme politiche ed economiche. Come ha sottolineato mons. Julius Sunarko sj, della diocesi di Purwokerto (Java centrale): "Le prime cose da attuare sono la giustizia, l'applicazione della legge, la prosperità e la partecipazione sociale nelle politica pubblica".

In una lettera inviata oggi ad AsiaNews, mons. Julius Sunarko, ex presidente del seminario di San Paolo a Yogyakarta ed ex tesoriere della provincia indonesiana dei gesuiti, ha espresso preoccupazione perché il governo attuale non ha promosso l'applicazione sociale della legge e la giustizia. Il vescovo ha poi fatto riferimento a uomini d'affari di alto profilo con ingenti debiti, che non sono stati mai portati in tribunale. Al contrario, il governo ha promulgato la controversa politica del "rilascio e proscioglimento" di questi personaggi corrotti. "Si dovrebbero promuovere la giustizia e l'applicazione della legge come passi preliminari alla prosperità. Essa non si può realizzare in un giorno solo", ha detto mons. Sunarko.

La partecipazione della gente è un dovere e dovrebbe essere garantita. Essa funziona se c'è un'educazione politica tra i cittadini. "La gente deve sapere cosa fare e il governo dovrebbe ascoltare cosa la gente vuole fare e non fare", ha aggiunto il vescovo.

D'altra parte, si dovrebbe anche garantire la democrazia. Secondo il noto studioso musulmano Ulil Abshar Abdallah, Presidente della Rete liberale indonesiana musulmana, la democrazia consiste in due punti importanti: "l'abolizione della discriminazione politica nei confronti delle minoranze del Paese (etnia cinese, cristiani, buddisti, induisti all'interno della comunità musulmana maggioritaria) e la garanzia politica dei diritti delle minoranze".

"Non so dire cosa si aspettano gli indonesiani da queste elezioni. Preferisco dire cosa voglio aspettarmi da questa agenda politica: si dovrebbero almeno perseguire prosperità e giustizia sociale. Questo significa che devono avere la possibilità di essere ricchi e benestanti non solo uomini d'affari e politici, ma anche la gente comune. La creazione di posti di lavoro è un dovere, mentre si dovrebbe esercitare una serrata regolamentazione nel settore degli affari, ha aggiunto Ulil, che è anche un attivista dei diritti umani nella più grande organizzazione musulmana del Paese, il Nahdlatul Ulama (NU).

Mons. Sunarko e Ulil hanno qualcosa in comune quando parlano di giustizia e prosperità sociale. "I benefici dell'economia dovrebbero diffondersi tra la gente", hanno detto le due importanti figure appartenenti a diverse comunità religiose. "La riforma della terra è solo un esempio. Si offrono molte occasioni ai ricchi di avere sempre più terra, mentre la popolazione emarginata può solo affittare case piccole ma a prezzi molto alti", ha detto mons. Julius. "I ricchi non dovrebbero essere sempre più ricchi. Al contrario, la popolazione avrà la possibilità di avere un lavoro con un buono stipendio e il diritto all'istruzione a prezzi molto più bassi", ha detto Ulil.  Lo studioso musulmano aggiunge che il prossimo governo dovrebbe garantire la libertà di pensiero e il dibattito.

Perciò, la grande questione non è chi sarà il vincitore delle elezioni presidenziali di oggi, ma piuttosto: "la giustizia sociale, il benessere, l'applicazione di legge, il miglioramento della situazione economica e la libertà di espressione saranno garantiti"?

 

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