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23 Maggio 2017

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19/05/2017 BANGLADESH - A. SAUDITA

La premier Hasina a Riyadh al summit fra Usa e sauditi in chiave anti-iraniana

Dal 20 al 23 maggio la capitale saudita ospita un vertice cui partecipano 55 nazioni a maggioranza musulmana. Presente anche il presidente Trump, al primo viaggio ufficiale all’estero. Dhaka valuta l’invio di militari nel regno a protezione dei luoghi santi dell’islam. Si rafforza il progetto di una alleanza arabo-sunnita contro l’Iran sciita.

 

Dhaka (AsiaNews) - L’invio di militari del Bangladesh in Arabia Saudita a protezione dei luoghi santi dell’islam, per “mettere fine all’ondata di violenze estremiste” che sta insanguinando il Medio oriente. È quanto ha annunciato il ministro degli Esteri AH Mahmood Ali, alla vigilia del summit in programma dal 20 al 23 maggio a Riyadh, cui parteciperanno leader del mondo arabo e nazioni a maggioranza musulmana, oltre al presidente Usa Donald Trump, al suo primo viaggio all’estero.

Sullo sfondo del vertice internazionale, che vede riuniti leader e rappresentanti di 55 nazioni, il tentativo del padrone di casa saudita di dar vita a una forza chiamata a contrastare l’influenza iraniana nella regione e nel mondo musulmano. Presenti all’incontro anche i leader del Niger, della Turchia, dell’Indonesia e del Brunei a conferma della trasversalità dell’appuntamento.

Alla guida della delegazione del Bangladesh vi sarà la Primo ministro Sheikh Hasina, che affronterà fra gli altri il tema dell’invio di militari nel regno nel contesto della lotta contro il terrorismo. Una questione delicata, che conferma da un lato il tentativo di rafforzare i legami fra Dhaka e Riyadh e, dall’altro, pone sul piatto il tema dei rapporti con l’Iran.

Il ministro degli Esteri del Bangladesh ha chiarito che è prematuro parlare di alleanza, perché non vi sono documenti firmati che la certificano. È un discorso, ha aggiunto AH Mahmood Ali, ancora “prematuro”, in “evoluzione” e “al momento ancora in fase di discussione”. Il timore è quello di un coinvolgimento nella contrapposizione fra sauditi e iraniani, specchio della guerra interna all’islam fra sunniti (la grande maggioranza) e sciiti (presenti soprattutto in Iran, Libano e Siria).

Non ha “alcun fondamento”, ha voluto precisare il titolare della diplomazia di Dhaka, l’ipotesi di “coinvolgimento” del Bangladesh in questa contrapposizione. Tuttavia, secondo gli esperti il pericolo è reale e si verrà a presentare in futuro, anche in considerazione della crescente influenza esercitata dall’Arabia Saudita. Infatti, in tutto il Paese sono sorte almeno 560 moschee grazie alle donazioni provenienti da Riyadh. A questo si aggiunge il fatto che almeno 2,5 milioni di migranti bangladeshi vivono e lavorano nel regno saudita; i proventi vengono spediti alle famiglie di origine rimaste in Bangladesh, creando così un consistente flusso di denaro nelle tasche dello Stato.

Il prof.  M Sahiduzamman, del dipartimento di Relazioni internazionali all’università di Dhaka, sottolinea il tentativo saudita di “formare un’alleanza” di nazioni musulmane per contrastare “conflitti e terrorismo”, rivendicandone la leadership. Il Bangladesh, aggiunge, riceve molti aiuti dai sauditi ed è arrivato il momento in cui “anche i sauditi chiedono una mano e il Bangladesh lo farà”.

Gli occhi della comunità internazionale saranno però puntati sul presidente Usa Donald Trump, al primo viaggio diplomatico all’estero dal suo insediamento alla Casa Bianca il 20 gennaio scorso. Una scelta non causale quella di Riyadh, nel tentativo di rilanciare l’alleanza con i sauditi (e le nazioni del Golfo) che si era raffreddata durante il secondo mandato del predecessore Barack Obama. Sullo sfondo la contrapposizione con Teheran - chiamato oggi a scegliere il nuovo presidente - e l’accordo sul nucleare iraniano, che ha tenuto banco anche in queste settimane di incontri e dichiarazioni in preparazione al summit.

Salman al-Ansar, presidente del Comitato saudita-americano sugli Affari e relazioni pubbliche, ha affermato che l’incontro è un “chiaro messaggio” all’Iran, in merito a un “consenso globale e un accordo globale fra Stati Uniti e mondo arabo e musulmano” in chiave anti-Teheran. Andreas Krieg, del dipartimento Studi sulla difesa del King's College a Londra, aggiunge che re Salman cerca di usare gli Usa per dar vita a una “alleanza pan-islamica sotto la leadership saudita, come baluardo contro il jihadismo e l’Iran”.






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