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19 Ottobre 2017

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11/04/2017 INDIA

Messe interrotte, pastori arrestati, accuse di conversioni forzate: il calvario pasquale dei cristiani in India

Vescovi, attivisti e persone comuni lamentano episodi di violenza e intimidazione in tutto il Paese. Nonostante le garanzie costituzionali, la minoranza cristiana viene perseguitata. La minaccia nella Domenica delle Palme: “Se volete pregare, dovete avere il permesso ufficiale”.

New Delhi (AsiaNews) – Continuano gli episodi di violenza, intimidazione e soprusi nei confronti dei cristiani in India, minoranza discriminata e vessata dalla maggioranza indù. Anche nella Domenica delle Palme e alla vigilia della Settimana Santa che precede la Pasqua. Lo testimoniano i racconti di quanto avvenuto su tutto il territorio nazionale: pastori e fedeli arrestati, incontri di preghiera cancellati, messe interrotte, arresti per false accuse di proselitismo, tribali costretti a fare “ritorno a casa”, cioè all’induismo. Ad AsiaNews parlano vescovi, attivisti e persone comuni, che sottolineano come l’India sia un Paese laico e democratico solo sulla carta (costituzionale), mentre nel corso degli anni sia divenuto sempre più preda dei nazionalisti indù, capeggiati al governo centrale dal Bjp (Bharatya Janata Party) del premier Narendra Modi.

Il 7 aprile i radicali dell’Hindu Yuva Vahini, brigata nazionalista giovanile creata nel 2002 da Yogi Adityanath, attuale chief minister dell’Uttar Pradesh, hanno fatto irruzione in una chiesa di Dadhauli, nel distretto di Maharajganj (Uttar Pradesh), e hanno interrotto la funzione religiosa. In chiesa in quel momento erano presenti circa 150 fedeli, tra cui 10 turisti americani. Tutti i cristiani, compreso il pastore Yuhanna Adam, sono stati arrestati dalla polizia con l’accusa di conversioni forzate al cristianesimo. Mons. Thomas Thuruthimattam, vescovo di Gorakhpur, denuncia: “Si è trattato di un vero e proprio attacco indiretto alla libertà religiosa. Queste minacce indirette vanno contro i principi stabiliti nella Costituzione, contro persone che sono rappresentate nella stessa Costituzione”.

Testimoni raccontano che i nazionalisti hanno insultato, intimidito e provocato i cristiani, nonostante poi la polizia abbia appurato la falsità delle accuse contestate. Il pastore Adam riporta inoltre che i giovani sono entrati nella chiesa con una scusa: “Sono arrivati la mattina presto, chiedendo di poter visitare la struttura per il suo valore storico. Come avremmo potuto impedirglielo? La chiesa è aperta a tutti e tutti sono benvenuti in qualsiasi momento. In seguito, non appena è iniziata la messa, il gruppo con le bandane color zafferano [copricapo tipico dei nazionalisti, ndr] è tornato con agenti al seguito. I poliziotti hanno bloccato subito la funzione e chiesto a ognuno di noi di uscire dall’edificio”. Sajan K George, presidente del Global Council of Indian Christians (Gcic), contesta il comportamento della polizia: “L’India è un Paese democratico e laico con garanzie costituzionali. Negli eventi ecclesiastici non viene commessa alcuna irregolarità. Nonostante questo, la polizia ha interrotto il rito religioso sulla base di accuse fabbricate senza alcun fondamento. Il Gcic teme l’incremento dell’insicurezza che colpisce la vulnerabile minoranza cristiana”.

Il leader cristiano condanna anche il “vile atto nei confronti dei turisti. Sembra la ripetizione del vecchio stereotipo dei missionari che vanno tra la gente per convertire masse di creduloni. In realtà in India è davvero frequente vedere turisti occidentali indossare tuniche arancioni (color zafferano) e presenziare alle festività indù. In quelle occasioni spesso vengono distribuite copie dei testi sacri indù, ma la polizia non ferma o arresta mai gli autori della distribuzione”. Al contrario, aggiunge Sajan K George, “se i turisti partecipano ad una messa, essi vengono arrestati e maltrattati. Questa è una grave violazione dei diritti umani”.

Dal mese scorso in Jharkhand i radicali del Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss) hanno “riportato a casa nella famiglia indù” 53 famiglie di tribali, di cui le ultime sette all’inizio di aprile. La campagna di riconversione dei tribali durerà per tutto il mese. Sajan K George denuncia “che i tribali non sono mai stati indù, perciò il tentativo di riportarli alla casa dell’induismo è solo un modo per molestarli”. Poi pone una questione tecnica: “In quale casta vorrebbero inserirli, dal momento che i tribali non sono indù?”.

Lo scorso 8 aprile a Bangalore, in Karnataka, è stato annullato all’ultima ora un evento cristiano in programma per il giorno successivo. Le autorità hanno ritirato il permesso di svolgere la manifestazione, cui erano iscritte più di 1000 persone che avrebbero dovuto assistere ad una conferenza di due pastori evangelici americani. L’evento è stato annullato dopo che Girish Bhardwaj, radicale indù, ha sporto denuncia all’Ufficio immigrazione contro l’ipotetico tentativo di proselitismo da parte dei due stranieri, in possesso di un visto d’ingresso che consentiva loro solo di partecipare al raduno, e non di parlare in pubblico. Il presidente del Gcic esprime una netta condanna dell’accaduto e chiede al primo ministro dell’India di “invitare i governi statali a garantire la sicurezza dei cristiani durante la Settimana Santa”.

A proposito della settimana che precede la Pasqua, il suo inizio è stato funestato anche in India, oltre che dagli attentati contro le chiese copte in Egitto. Nella Domenica delle Palme vari episodi di intolleranza sono avvenuti in tutti il territorio. In Madhya Pradesh, nel villaggio di Sitabedi, i membri dell’Rss – accompagnati dalla polizia – hanno interrotto le celebrazioni e arrestato i pastori Amar Singh Solanki, Kishore Barela e Prabhakar Solanki, le loro mogli e altri cristiani con l’accusa di conversioni forzate. Le stesse accuse sono state contestate al pastore Yashpal, mentre celebrava la messa a Kaithal, in Haryana. Nel villaggio di Jahanpur, in Uttar Pradesh, altri estremisti indù hanno picchiato il pastore Krishna Paul, della Believer’s Church, e trasportato con la forza alla stazione di polizia. Stessa sorte è toccata al pastore Saji Mathew della Church of God di Sri Ganganagar, nel Rajasthan, arrestato insieme ad altri sette cristiani. Infine a Palani Taluka, in Tamil Nadu, alcuni funzionari amministrativi hanno fatto irruzione nell’abitazione privata del pastore Gunasekaran, mentre era in corso la preghiera. Le autorità hanno scattato fotografie e filmato le persone presenti alla funzione; hanno poi avvertito i cristiani che se vogliono pregare in futuro, dovranno ottenere un permesso ufficiale.






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